o.244477Che l’olio Extra Vergine sia un condimento dalle innumerevoli proprietà benefiche è ormai confermato ogni giorno da nutrizionisti, biologi, medici e salutisti in genere. E certo non è un caso che la dieta mediterranea, che utilizza l’olio, a crudo o in cottura, per la maggior parte delle sue pietanze, sia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la dieta ideale.

Ma una recente scoperta scientifica ha dimostrato qualcosa di sensazionale. Secondo la ricerca della Temple University (Usa) pubblicata sugli Annals of Clinical and Translational Neurology, l’olio extravergine consentirebbe di attivare un processo protettivo delle cellule noto come autofagia: un aiuto concreto contro l’avanzata dell’Alzheimer.

La-dispensa-nell-angolo_su_vertical_dynSpiega il Professor Domenico Praticò, docente presso il Dipartimento di Farmacologia e Microbiologia dell’ateneo americano e coordinatore del gruppo di ricerca, che con la vecchiaia le nostre cellule cerebrali tendono ad accumulare tossine e scorie. La presenza di queste scorie è l’elemento tangibile della comparsa dell’Alzheimer. L’olio Extra Vergine d’oliva catalizza i processi di autofagia, responsabili proprio della “pulizia dei rifiuti” che si accumulano nel tessuto cerebrale, proteggendo dunque il nostro cervello dal declino cognitivo.
I test di laboratorio, condotti su due gruppi di roditori, hanno dato risultati incredibili . “Le cellule neurali dei topi la cui dieta era stata arricchita con olio extravergine d’oliva avevano livelli più alti di autofagia e minore presenza di placche senili e di ammassi neurofibrillari”, aggiunge lo scienziato.

Ora il prossimo passo, spiega Praticò, sarà quello di accertare se le stesse caratteristiche aiutino a bloccare o ad invertire la malattia quando è già in stadio avanzato.